Burn-out e intelligenza emotiva nelle professioni d’aiuto

“l’articolo è scaricabile dal n.1 della rivista FORSALUS”

Le emozioni giocano un ruolo cruciale nella vita personale, sociale e lavorativa di ogni individuo. Dalla capacità di gesti- re le emozioni, dipende infatti il successo o l’insuccesso nei rapporti interpersonali. Diversi studi hanno già dimostrato che una buona gestione delle emozioni è as- sociata ad uno stato generale di benes- sere psico-fisico ed a bassi livelli di stress. È possibile sviluppare un insieme di com- petenze in grado di influenzare l’abilità di rispondere efficacemente alle pressioni ambientali? In particolare, può l’Intelli- genza Emotiva (Emotional Intelligence - EI), in quanto costrutto multidimensio- nale che coniuga pensiero ed emozioni con l’obiettivo di migliorare le relazioni umane, aiutarci a rispondere meglio ai fattori di stress sul lavoro?

La letteratura scientifica di riferimento ha dimostrato come EI elevati sono as- sociati ad outcomes positivi, benessere psico-fisico e bassi livelli di stress, senti- menti positivi e migliore qualità di vita, strategie di coping efficaci e bassi livelli di ansia e depressione. Nell’ottica della ricerca-azione, questo studio promuove la realizzazione di interventi formativi specificamente orientati allo sviluppo ed al potenziamento dell’Intelligenza Emoti- va come strumento utile per aumentare la capacità di gestione dello stress lavora- tivo e migliorare le dinamiche relazionali in ambito organizzativo.

Nel corso dell’XI Congresso Nazionale “Psicologia della Salute e salute della Psi- cologia” (Catania, 28-30 maggio 2015), promosso dalla Società Italiana di Psi- cologia della Salute (S.I.P.Sa.) sono state presentate le linee principali di una ri- cerca che ha lo scopo di verificare se l’In- telligenza Emotiva può considerarsi un fattore protettivo dal rischio di burnout. Lo studio* è stato realizzato dal CEFPAS di Caltanissetta (Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del per- sonale del Servizio sanitario) e dall’Uni- versità degli Studi di Enna Kore.

Su questo studio, nell’ambito dell’XI Con- gresso Nazionale S.I.P.Sa., è intervenuta Maura I. Cascio psicologa del CEFPAS di

Caltanissetta, che da anni collabora con l’Università degli Studi di Enna Kore e con l’Università degli Studi di Catania: “Questo studio è stato promosso nelle professioni d’aiuto. Sono stati coinvolti 314 operatori, dietàcompresatrai23ei66anni,dicui 233 appartenenti al mondo della scuola e 111 al mondo della sanità.

Il lavoro di ricerca ha preso in esame al- cune variabili distintive: il rischio di bur- nout; le abilità emotive; l’intenzione di cambiare lavoro e la valutazione sogget- tiva della performance al lavoro come va- riabili/criterio utili a evidenziare lo stato di malessere nel luogo di lavoro”. In so- stanza, il ruolo dell’Intelligenza Emotiva nel burnout è stato esplorato attraverso la somministrazione di specifici strumen- ti standardizzati (e, cioè, con indici di affi- dabilità e validità elevati):

- rischio di burnout, stato di malessere psico-fisico determinato da stress cro-

nico e prolungato che colpisce ope- ratori quotidianamente impegnati in attività che implicano un coinvolgi- mento emotivo intenso con l’utenza.

Tali operatori – impegnati nelle cosiddet- te helping professions – sono i destinata- ri di richieste percepite come pressanti e aggressive che operano spesso in assenza del necessario livello di controllo (auto- nomia ed indipendenza professionale) e di supporto sociale. Dimensione indagata con la somministrazione del Link Burnout Questionnaire, LBQ, di Santinello, Altoè e Verzelletti (2006), un questionario di 24 domande raggruppate in 4 dimensioni: 1. Esaurimento psico-fisico; 2. Deterio- ramento della relazione con l’utente; 3. Inefficacia professionale; 4. Disillusione.

- abilità emotive, insieme di compe- tenze che influenzano l’abilità di ri- spondere efficacemente alle pressioni

(*) Studio effettuato su un gruppo di 314 operatori (93 maschi – 221 femmine) di età compresa tra i 23 e i 66 anni e impiegati a scuola (per complessivi 233 opera- tori) e nel mondo della sanità (per complessivi 111 operatori).

Burnout: malessere psico-fisico determinato da stress cronico e prolungato;

Intelligenza Emozionale: strumento di prevenzione del rischio da stress e burnout in ambito lavorativo

ambientali. Tra queste la capacità di percepire e esprimere le emozioni in maniera appropriata, usare le emo- zioni per facilitare i processi menta- li, comprendere la natura e il senso delle emozioni, gestire e regolare le emozioni. Dimensione indagata con la somministrazione del Self-Report Emotional Intelligence Scale di Schut- te et al. (2014) un questionario di 33 domande nell’adattamento italiano di Craparo, Magnano e Faraci (2015).

  • -  intenzione di cambiare lavoro, misu- rata attraverso il Turnover intention di Robinson (1996), per complessi- ve 3 domande, e l’Exit and Neglect di Farrel e Rusbult (1992), per com- plessive 10 domande.

  • -  valutazione soggettiva della perfor- mance al lavoro, misurata attraverso il Performance di Abramis (1994) per complessive 4 domande.

Tutte le altre dimensioni quali il genere, l’età, lo stato civile, la professione, la tipo- logia di organizzazione, l’anzianità di ser- vizio, la tipologia di contratto, il numero di giorni di congedi per malattia richiesti negli ultimi 12 mesi sono state indagate nella parte socio-anagrafica (Figure 1, 2, 3 e 4).

I dati raccolti hanno confermato l’ipotesi di lavoro, ovvero che l’intelligenza emo- tiva rappresenti un fattore protettivo dal rischio di burnout. Il mondo sanitario re- gistra livelli più elevati di burnout rispet- to all’ambito scolastico: in linea con la let- teratura di riferimento, sono gli infermieri la categoria più esposta.

A questo primo risultato si aggiunge il dato relativo all’influenza dello stato civi- le e dell’anzianità di servizio: i single e i “single di ritorno” (ovvero vedovi, separa- ti e divorziati), così come gli operatori con un’anzianità di servizio tra 1 e 5 anni sono tra i soggetti maggiormente esposti al ri-

schio di burnout (Conclusioni – Fattori di rischio di burnout). I coniugati e i sogget- ti con anzianità di servizio inferiore ad 1 anno (i più giovani) o superiore ai 5 anni (i più anziani) sembrano invece maggior- mente protetti dal rischio di burnout. Sembra quindi emergere l’importanza di un lavoro di prevenzione attraverso la promozione di interventi formativi spe- cificamente orientati allo sviluppo ed al potenziamento dell’Intelligenza Emotiva, in quanto strumento utile a migliorare le dinamiche relazionali e ad aumentare la capacità di gestione dello stress.

a cura di: Maura I. Cascio (CEFPAS, Cal- tanissetta) - Paola Magnano (Università degli Studi di Enna, Kore) - Anna Paolillo (Università degli Studi di Verona) 

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