CEFPAS

Centro per la Formazione Permanente e
l'Aggiornamento del Personale del Servizio Sanitario

“Sanità più connessa grazie a telemedicina, investire su formazione e tecnologia”: intervista a Walter Morale a capo del team di studio della Società Italiana di Nefrologia

Una strategia di buona sanità è la formazione continua dei medici e del personale sanitario. Che sia altamente innovativa, al passo con i progressi scientifici per garantire ottime prestazioni qualitative nelle cure. Ne è consapevole il dottor Walter Morale, attuale direttore dell’Unità Operativa Complessa di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale “Maggiore” di Modica, in provincia di Ragusa, che ricoprirà per il prossimo triennio il prestigioso incarico di Presidente del gruppo di Studio degli accessi vascolari nell’ambito della Società Italiana di Nefrologia (SIN).

Il dottor Morale è stato nominato al termine dei lavori del 62° Congresso Nazionale di Nefrologia tenutosi nel mese di ottobre Rimini: avrà il compito di coordinare a livello nazionale i progetti di studio, la ricerca e trials clinici sugli accessi vascolari promuovendo la formazione e l’aggiornamento nel settore della nefrologia Interventistica vascolare nell’ambito della SIN.

Dottor Morale, nel suo programma di neo presidente del gruppo di studio della SIN s’è soffermato molto sull’aggiornamento professionale. Quali nuove competenze e skills possono supportare la formazione di nuovi medici nefrologi e del personale sanitario dedicato alla dialisi?

Il paziente affetto da malattia renale cronica sviluppa una forte dipendenza verso il personale sanitario, innescando dinamiche relazionali i cui confini terapeutici sono molto labili e si spostano continuamente. Ciò richiede al medico e all’infermiere competenze specialistiche avanzate che vanno dall’elevata complessità tecnica dialitica, all’educazione terapeutica, all’acquisizione di capacità psico-relazionali talvolta molto difficili  da  gestire soprattutto nei pazienti dializzati. Sviluppare un nuovo modello delle competenze in ambito dialitico è necessario per modificare il sistema in cui è inserito il professionista, al fine di promuove la valorizzazione dell’esperienza e della formazione in un contesto di apprendimento continuo e permanente.

In quest’ottica di formazione permanente e valorizzazione professionale sarebbe utile, a mio avviso, sviluppare ed ampliare le tre nuove aree definite di competenze. Anzitutto quelle tecnico-operative, cioè tutte le conoscenze e capacità che caratterizzano i processi lavorativi in emodialisi basati su aspetti di biotecnologia medica che sono necessarie prima di pianificare interventi di assistenza. Importanti sono anche le competenze clinico-assistenziali, ossia quei processi organizzativi che, insieme alle teorie della medicina e del nursing, agiscono sul contesto organizzativo sostenendo l’efficacia e l’appropriatezza delle cure prestate e assicurando risultati di qualità.  Infine, le competenze di sviluppo professionale e skills personali, grazie alle specifiche abilità, caratteristiche personali, di linguaggio e atteggiamento determinano la differenza in termini di acquisizione della fiducia degli utenti verso la sanità, garantendo inoltre la prospettiva di crescita professionale sia attraverso percorsi formativi e di aggiornamento accademici, sia attraverso il contributo dato alla divulgazione scientifica.

Il CEFPAS, Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario, forma ogni anno centinaia di medici e operatori sanitari. Quanto la formazione continua in medicina è importante nel lavoro quotidiano di un medico e nel rapporto tra medico e paziente?

L’arrivo del nuovo millennio ha segnato, indubbiamente, un passaggio epocale nella centralità del sistema salute, oggi sempre più orientato alla creazione di un plus valore ed occupato non più dai soli professionisti, ma soprattutto dai malati sempre alla ricerca di garanzie nella qualità delle cure. In questo sistema la figura del medico, nella sua professionalità e autonomia dirigenziale ha un ruolo centrale nell’ambito della Sanità. Risulta quindi evidente come nei prossimi anni sarà inevitabile progettare un cambiamento strategico della formazione dei medici. Cogliere le nuove sfide formative è la responsabilità a cui non ci si può sottrarre se si vuole continuare a garantire un’assistenza di qualità ai nostri pazienti, attraverso una nuova consapevolezza degli obiettivi che deve raggiungere la formazione dei medici, rivolta anche sugli aspetti comunicativi da instaurare tra medico e paziente. In altri termini occorre fare un passo avanti e integrare il modello “student centered“ con quello “patient centered” o ancor meglio con un approccio che anticipi lo status di malato e di malattia. Ciò è realizzabile solo con una formazione continua ed aggiornata soprattutto alla luce dei continui e rapidi progressi della medicina di oggi. Una strategia di buona sanità è pertanto la formazione continua dei medici.

Parliamo di prevenzione. Nonostante la maggior parte dei pazienti in dialisi rientri nella fascia d’età anziana, i rischi possono colpire anche i giovani. Quali sono i segnali da attenzionare per capire quando è opportuna una visita di controllo? 

Le malattie renali hanno caratteristiche subdole, poiché quasi del tutto asintomatiche almeno sino al raggiungimento di uno stadio avanzato. Ma ci sono comunque alcuni segnali piuttosto sfumati che possono indicare la presenza di un’insufficienza renale. Tra questi vi è la ritenzione di liquidi, spossatezza, cefalea, disturbi del sonno, perdita di peso ed appetito, nausea, ipertensione, anomalie qualitative e quantitative della minzione, ma questi sono segnali aspecifici. Il consiglio, invece, è quello di effettuare un controllo anche sin dall’età giovanile. Per fare ciò basta un accertamento non invasivo basato sul semplice esame delle urine. Fondamentale, ancora, è attenzionare i pazienti più esposti al rischio, affetti da ipertensione o malattia diabetica poiché hanno un’alta probabilità di sviluppare una malattia renale. Nelle persone che hanno più di 50 anni è consigliabile sottoporsi annualmente a due-tre esami molto semplici come dosaggio ematico di creatinina ed azotemia, esame delle urine e misurazione della pressione arteriosa, che sono in grado di fornire prime utili indicazioni che possono portare eventualmente a successivi approfondimenti diagnostici.

Lo sviluppo della telemedicina, uno dei punti programmatici del suo incarico, sarà il tema di uno dei seminari scientifici promossi nell’ambito del Salus Festival, in programma a Caltanissetta dall’1 al 3 dicembre. In che modo l’innovazione tecnologica può essere di supporto al monitoraggio delle disfunzioni degli accessi vascolari?

L’evento pandemico del Covid ci ha permesso nella sua drammaticità di evidenziare l’importanza strategica della telemedicina e come la medicina moderna sia ancora notevolmente in ritardo rispetto ai tempi. In alcuni casi e circostanze la telemedicina ha rappresentato una valida soluzione di assistenza medica diagnostica e terapeutica. Se prima dell’emergenza rappresentava un servizio scarsamente diffuso, oggi sta dettando un po’ le regole, rappresentando la differenza e consentendo ai pazienti di comunicare con il medico, ottenere una diagnosi e continuare così ad essere curati. La telemedicina, che in molti contesti era ancora considerata poco più che una stravaganza futuristica della medicina, si è ritrovata improvvisamente al centro della scena ed è diventata il presente necessario. Nell’ambito specifico nefrologico l’innovazione tecnologica, nonostante sia presente in alcuni comparti dialitici, non ha maturato un investimento culturale tale da riuscire ad avere una penetranza clinica ed applicativa, rimanendo una realtà sporadica e limitata ad alcune esperienze territoriali con una percentuale inferiore al 5 per cento. In questo ambito è strategico investire in “formazione”, che potrebbe finalizzarsi, inoltre, a maturare un risparmio di risorse economiche e soprattutto di personale sanitario. Possibili forme di incentivazione potrebbero essere nello specifico campo nefrologico l’emodialisi domiciliare e la dialisi peritoneale automatizzata. Che fosse opportuno favorire l’ampliamento dei soggetti che svolgono dialisi (peritoneale ed emodialisi extracorporea) in modo domiciliare era già auspicato nel documento della Ministero della Salute “Piano Nazionale Cronicità, Accordo tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano del 15 settembre 2016”.

Nel campo degli accessi vascolari, di importanza vitale per la salvaguardia dell’accesso vascolare del paziente emodializzato risulta essere il suo monitoraggio territoriale mediante ECD, metodica in cui la telemedicina può essere di fondamentale supporto. A questo potrebbe aggiungersi la creazione di una rete interdisciplinare territoriale che sfruttando l’ausilio dell’apparato della telemedicina possa cogliere anticipatamente eventi sentinella predittivi di complicanze a carico dell’accesso vascolare al fine di evitare tardive ospedalizzazione, compromissione irreversibili dell’accesso vascolare o ricoveri inappropriati. Ciò permetterà altresì di fare quella prevenzione che manca nell’ambito degli accessi vascolari, nonostante gli stessi ed il loro buon funzionamento rappresentino nei pazienti emodializzati una necessaria strategia di sopravvivenza, poiché eviterebbe il consumo indiscriminato ed irreversibile delle limitate riserve vascolare del paziente in emodialisi. Un altro punto di forza è quello che permetterebbe di gestire la prevenzione e il monitoraggio a distanza senza che il paziente ricorra alla struttura ospedaliera. Le nuove “Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni in Telemedicina” e i fondi europei che saranno messi in campo, secondo quanto indicato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), rappresentano un’occasione unica per realizzare questo nuovo modello di “sanità connessa”, in cui un ruolo fondamentale viene giocato dalla telemedicina.

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